Diete grain-free ricche di legumi e cardiomiopatia dilatativa nel cane: cosa ci dice un nuovo studio

Negli ultimi anni le diete “grain-free” per cani – spesso ricche di piselli, lenticchie e altri legumi – sono diventate molto popolari. Ma parallelamente, negli USA sono aumentate le segnalazioni di cardiomiopatia dilatativa (DCM) in cani alimentati a lungo con alimenti di questo tipo, anche in razze non tradizionalmente predisposte.

Un lavoro pubblicato nel 2022 su BMC Veterinary Research prova a fare un passo avanti nella comprensione di questo fenomeno.


Lo studio in breve

I ricercatori hanno condotto:

  • uno studio di alimentazione su 11 Labrador retriever adulti, sani
  • confrontando un mangime “convenzionale” (con cereali, ingredienti usuali) con una dieta grain-freecontenente:
    • 60% di legumi (20% piselli spezzati, 40% lenticchie)
    • carne di canguro come principale fonte proteica
    • semi di lino (farina di lino) e olio di girasole come principali fonti lipidiche.

Cinque cani hanno ricevuto la dieta convenzionale (controllo), sei la dieta grain-free (test), per 30 giorni. Sono stati monitorati:

  • emocromo completo
  • profilo biochimico
  • status della taurina (sangue e urine), aminoacido spesso chiamato in causa nelle DCM nutrizionali
  • in un sottogruppo, parametri ecocardiografici.

Per capire se le eventuali alterazioni avessero un riscontro “nel mondo reale”, gli autori hanno poi analizzato le cartelle cliniche elettroniche (EHR) di una grande catena di ospedali veterinari USA (Banfield®):

  • 420 cani con diagnosi di DCM
  • confrontati con 420 cani sani, appaiati per razza, età e sesso.

Cosa è successo ai Labrador con dieta grain-free?

Dopo 28–30 giorni di dieta ad alto contenuto di legumi, i ricercatori hanno osservato nei cani del gruppo test:

  • Riduzione progressiva dei globuli rossi (RBC −7,7%), dell’ematocrito (−8,3%) e dell’emoglobina totale (−6,3%).
    • Nella maggior parte dei soggetti, i valori erano vicini o sotto il limite inferiore del range di riferimento → quadro compatibile con anemia normocitica lieve.
  • Aumento del fosforo inorganico plasmatico di circa +41,8%, con diversi cani oltre il limite superiore del range.
  • Taurina nel sangue: non è diminuita; anzi, sangue intero e plasma mostravano un aumento transitorio a 14 giorni.
  • Taurina nelle urine: forte riduzione dell’escrezione (−77/−78% nel rapporto taurina/creatinina e nelle urine raccolte in 4 giorni), indice di un possibile riassetto del metabolismo della taurina per compensare aumentato fabbisogno o ridotta disponibilità.

I marker cardiaci (NT-proBNP, ecocardiografia nei cani rivalutati) non evidenziavano ancora DCM clinica dopo 30 giorni. In altre parole: il cuore sembrava reggere, ma alcuni parametri ematici e metabolici stavano già cambiando.


E nei cani con DCM “vere” delle cartelle cliniche?

Nei 420 cani con DCM delle cartelle Banfield®, confrontati con i controlli sani, si sono riscontrati:

  • RBC, ematocrito ed emoglobina significativamente più bassi, soprattutto negli animali più giovani
  • fosforo plasmatico più alto
  • alterazioni di altri parametri biochimici (es. ALT, ALP, azotemia), con pattern complessi e influenzati dall’età.

Non conosciamo le loro diete (dato importante!), né tutte le comorbidità, ma la combinazione “meno globuli rossi + più fosforo” è emersa sia nello studio controllato sui Labrador sia nel grande dataset clinico.


Cosa possono significare questi risultati?

Lo studio non dimostra che una dieta grain-free ricca di legumi causi da sola DCM in 30 giorni. Però suggerisce alcuni possibili primi step lungo quel percorso:

  1. Modifiche dell’emopoiesi o aumento della distruzione dei globuli rossi
    • diminuzione di RBC, HCT e Hb, pur senza anemia grave clinica
    • possibili ruoli degli antinutrizionali dei legumi (fitati, saponine, lectine) o della fibra sulla disponibilità di ferro e altri nutrienti, o sulla permeabilità intestinale.
  2. Alterazioni del metabolismo del fosforo e del calcio
    • iperfosfatemia con Ca ionizzato transitoriamente più basso
    • potenziale attivazione di ormoni regolatori (PTH, FGF-23, vitamina D), non misurati in questo studio ma noti per influenzare il rimodellamento cardiaco in altre specie.
  3. Taurina: il problema potrebbe non essere solo “quanto ce n’è nel sangue”
    • il fatto che l’escrezione urinaria cali tanto, mentre il sangue resta nei range, suggerisce un organismo che trattiene taurina per non andare in deficit.
    • in un’esposizione cronica, questa riserva di adattamento potrebbe non bastare più, specie se altri nutrienti (metionina, cisteina) sono al limite.

In sintesi: la dieta di prova, pur formulata per rispettare i requisiti AAFCO/NRC, ha indotto modifiche ematologiche e biochimiche coerenti con quelle osservate in cani con DCM, già dopo un solo mese.


Cosa significa (e cosa non significa) per la pratica clinica

Non significa che:

  • tutti i mangimi grain-free o con legumi “fanno venire la DCM”;
  • il problema sia un singolo ingrediente (piselli, lenticchie o semi di lino) preso isolatamente;
  • basti misurare la taurina plasmatica una volta per sentirsi al sicuro.

Significa, invece, che:

  • le formulazioni con legumi ad alto tenore, specie se costituenti principali (60% nel test), possono modificare in tempi brevi RBC, fosforo e metabolismo della taurina;
  • questi cambiamenti si ritrovano, almeno in parte, anche nei cani con DCM segnalati in clinica;
  • servono studi più lunghi e mirati, comprensivi di ormoni del metabolismo del fosforo e marker di danno miocardico, per chiarire il nesso causale.

Take-home message per colleghi e proprietari

  1. Occhio alla composizione, non solo alle etichette “grain-free” o “naturale”
    • la presenza di legumi non è di per sé un male, ma livelli molto elevati richiedono un’attenta valutazione nutrizionale.
  2. Nel cane con cardiopatia (o sospetta DCM)
    • vale la pena chiedere in dettaglio quale alimento assume (marca, ricetta, durata) e considerare il passaggio a una dieta supportata da studi clinici e formulata per cardiopatici, quando indicato.
  1. Nella prevenzione
    • emocromo, fosforo, calcio e un’adeguata valutazione dello status taurina (non solo plasma, ma anche sangue intero e magari rapporto taurina/creatinina urinario) possono essere utili nei cani alimentati da lungo tempo con diete “alternative”.
  2. Comunicare in modo equilibrato con i proprietari
    • non demonizzare un’intera categoria di alimenti, ma spiegare che, per alcune formulazioni estreme, la scienza sta iniziando a individuare possibili segnali d’allarme.